Sabato 22 Settembre 2018
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Il rito abbreviato alla luce delle nuove normative
Il nuovo rito Abbreviato alla luce delle nuove norme


Il procedimento speciale del rito abbreviato, (definizione del procedimento allo stato degli atti) è stato fortemente modificato dalla legge 479/99 (legge Carotti) che, ha stabilito che l'imputato, ha la possibilità di accedere a tale rito alternativo (che consente la definizione del procedimento allo stato degli atti e che per questa speditezza consente all'imputato di ottenere obbligatoriamente uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna), senza più bisogno del consenso del Pubblico Ministero e senza più bisogno che il Giudice terzo cui la richiesta venga rivolta, debba deliberare sulla decidibilità o meno allo stato degli atti del procedimento.
All'imputato viene con l'introduzione di detta legge, attribuito il diritto di chiedere l'accesso al rito abbreviato subordinando la richiesta "ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione" (art. 438 comma 5 cpp).
In tale unico caso il Giudice, ha la facoltà di rigettare tale richiesta ove egli ritenga che, l'integrazione probatoria risulti "non necessaria" ai fini del decidere e "non compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento".

In entrambi i casi e cioè nel caso di richiesta semplice o di richiesta condizionata, il Giudice nel caso in cui ritenga di non poter decidere allo stato degli atti, può assumere anche di ufficio gli elementi necessari al fine di decidere e pertanto gli è riconosciuto il potere d'integrazione probatoria.

Dobbiamo ricordare che, il potere di integrazione probatoria riconosciuta al Giudice dalla legge, può legittimamente essere sollecitato dalle parti, ed in tale caso, il Giudice può anche non accogliere tale richiesta.
Vi sono delle questioni da affrontare relative al "tempo" della richiesta del PM (che sollecita questo Giudice all'esercizio del potere di cui all'art. 441 comma 5 cpp) e conseguenzialmente al "tempo processuale" nel quale è consentito al Giudice di far ricorso al potere d'integrazione probatoria di cui alla norma indicata.

Tale problema appare strettamente connesso a quello relativo ai limiti di tale potere: se cioè il potere d'integrazione probatoria attribuito dall'art. 441 comma 5 cpp al Giudice del rito abbreviato debba o meno rispettare il limite della "compatibilità con le finalità di economia processuale proprie del procedimento", posto che lo stesso viene indicato dal legislatore solo ed esclusivamente nell'art. 438 comma 5 cpp come limite alla richiesta dell'imputato (oltre a quello della "necessità" ai fini del decidere, indicato invece espressamente in entrambe le ipotesi).

Non vi è nella normativa relativa al rito abbreviato, una indicazione di un limite di tempo superato il quale vi è contrasto con la caratteristica di speditezza del rito scelto, in quanto ciò vuole essere in linea con i principi costituzionali che devono essere sempre tenuti presenti a prescindere dal rito che si sceglie. Quindi il Giudice che ammette o ritenga di ammettere di ufficio una prova durante il rito abbreviato non è vincolato nè alla durata della prova nè alla sua difficile assunzione. l'unica verifica che il Giudice deve fare, è accertarsi se l'integrazione probatoria sia veramente necessaria ai fini della decisione che egli dovrà prendere, solo questo conterà ai fini processuali.

Questo perchè il fine primario costituzionalmente garantito del processo penale, è quello della ricerca della verità ed il Giudice deve adoperarsi affinchè se vi siano state lacune nell'acquisizione probatoria da parte del Pubblico Ministero, ponga rimedio affinchè venga accertata la verità processuale nei confronti di un imputato che, avendo chiesto la speditezza della definizione del suo processo, non può essere giudicato da elementi sterili ed incompleti dai quali si potrebbe desumere la sua colpevolezza e quindi il Giudice, non può e non deve essere limitato o vincolato, nella ricerca della verità processuale, dalle indicazioni delle parti e che, laddove ritenga necessario acquisire ulteriori elementi ai fini del decidere, possa disporne l'assunzione.

Tale potere quindi può essere esercitato dal Giudice del rito abbreviato non solo contestualmente al provvedimento di ammissione al rito, ma anche nel corso dello svolgimento del rito medesimo.

Pertanto contrariamente alla precedente normativa che caratterizzava il rito abbreviato per la sua speditezza dando all'imputato un premio per la scelta del medesimo, ora il rito abbreviato può essere anche complesso e lungo diventando quasi come una sorta di dibattimento il cui potere di integrazione probatoria da parte del Giudice, era previsto dall'art. 507 c.p.p. Infatti a sostegno di tale assunto, soccorrono anche le nuove norme relative al rito abbreviato introdotte recentissimamente dalla l. n.144 del 5-6-2000 laddove le stesse prevedono non solo nuovi termini di fase per la custodia cautelare (analogamente a quanto previsto per il dibattimento), ma anche addirittura la possibilità per il Giudice, su richiesta del PM, di sospendere la decorrenza dei termini di custodia cautelare nel caso di "giudizi abbreviati particolarmente complessi", in tal modo testualmente e legislativamente ipotizzando giudizi abbreviati che ben poco possono aver a che fare con "il procedimento semplificato", rapido e veloce, ipotizzato dal legislatore del 1988.

Ormai il nuovo rito abbreviato prescinde completamente dalla "cristallizzazione" del materiale probatorio all'atto della richiesta dell'accesso al rito stesso: l'art. 438 coma 5 cpp (integrazione probatoria sollecitata dalla parte) e l'art. 441 comma 5 bis cpp (integrazione probatoria disposta dal Giudice "anche" di ufficio, e dunque "anche" su sollecitazione di parte) ne sono la prova più evidente. E? chiaro perà che non si devono superare i limiti dell'acquisizione probatoria in quanto, si finirebbe infatti con il consentire ad una sola parte (l'imputato) la possibilità di sostanzialmente dar corso ad un dibattimento "alternativo" nel corso dell'udienza preliminare, consentendole in sostanza di "scegliere" la sanzione da rischiare, quella edittale in caso di dibattimento o quella ridotta di cui all'art. 442 cpp.

più che legittimo e più che rispettoso dei principi costituzionali e della complessiva nuova disciplina del rito abbreviato è dunque l'aver previsto che l'imputato possa accedere a tale rito alternativo (in caso di richiesta subordinata di cui all'art. 438 comma 5 cpp) solo allorquando l'integrazione probatoria risulti non solo necessaria ma anche compatibile con le finalità di economia processuale propria del rito.
In ogni caso comunque, come clausola di salvezza, anche in questo caso (laddove emerga anche nel corso del rito abbreviato condizionato, accolto dal Giudice, la necessità di acquisire ulteriori elementi ai fini del decidere) vi sarebbe la possibilità di ricorrere all'art. 441 comma 5 cpp sollecitando il potere d'integrazione probatoria del giudice, svincolato dal limite della compatibilità col rito.

Il giudice può quindi procedere al potere di integrazione anche quando è sollecitato dal Pubblico Ministero nell'udienza preliminare. In questo caso il Giudice pur accettando l'invito, può esercitare tale potere anche in modo diverso da come richiesto dal Pubblico Ministero. Nel caso in cui il Pubblico Ministero indichi al Giudice di acquisire gli atti di verbali di deposizioni rese da imputati in altro procedimento, egli può perà sentire direttamente gli imputati nel procedimento di rito abbreviato e semmai utilizzare i verbali come contestazioni all'esame.
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